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I buchi dei derivati

 

Articolo tratto da "Il Friuli.it" - Mercoledì 19 Gennaio 2011

Poca professionalità, conflitti di interessi e mancata trasparenza nella vicenda dei derivati finanziari che ha portato buchi di bilancio, anche consistenti, in diversi enti locali della nostra regione. Le operazioni, infatti, hanno interessato precisamente 48 enti dal 2001 all'anno scorso. A evidenziarlo è la Corte dei Conti di Trieste, che da oltre un anno ha posto sotto la lente i singoli casi. A novembre 2009 gli enti coinvolti erano 15, tra cui tre amministrazioni provinciali. Nell'arco di poco più di un anno, cioè a fine 2010, tredici enti hanno chiuso i propri contratti finanziari, mentre rimangono ancora in corso quelli delle Province di Udine e di Gorizia.

"I flussi totali registrati nel 2010 – è scritto nella relazione - per un valore negativo di 1.547.376 euro attribuiscono all'anno il ruolo di esercizio finanziariamente più sfavorevole agli enti locali tra quelli interessati dal fenomeno derivati. Va, peraltro, ribadito che tale situazione risulta fortemente influenzata dagli impegni assunti dagli enti nel 2010 a fronte delle estinzioni effettuate anticipatamente, pari a complessivi 895.065 euro; tali impegni sono stati mitigati in alcuni casi da dilazioni di pagamento concesse dalle banche controparti, senza applicazione di interessi di mora, e da parziali rientri di somme di cui hanno beneficiato gli enti a seguito della stipula di accordi transattivi sostanzialmente diretti a temperare la negatività dei risultati delle operazioni di chiusura".

Riuscendo a fare una prima valutazione a consuntivo, "gli esiti finanziari complessivi dell'insieme degli enti locali del Friuli Venezia Giulia sono positivi per 5.037.331 euro". "Questa risultanza – continua la Corte dei Conti - riguarda i 48 enti locali che hanno negoziato contratti finanziari derivati e premia soprattutto gli enti che li hanno definiti sollecitamente, anche alla luce dei differenziati comportamenti all'uopo osservati dalle controparti bancarie. All'interno di siffatta risultanza si collocano peraltro 13 enti locali (pari al 27% del numero totale degli enti che hanno concluso derivati) che hanno definitivamente conseguito un esito finanziario complessivamente negativo e un quattordicesimo ente che presenta esiti finanziari negativi in relazione a un contratto ancora vigente".

Se sono più i comuni a sorridere di quelli che ancora si leccano le ferite, comunque l'intera decennale vicenda alla fine ha messo in evidenza diverse manchevolezze degli amministratori pubblici.

"I Consigli comunali e provinciali - si legge nella nota della magistratura contabile - sono risultati quasi completamente estranei alle decisioni assunte dagli enti in materia di derivati e raramente hanno impartito direttive strategiche e di indirizzo con riferimento all'attività negoziale di cui trattasi, limitandosi a prevedere, attraverso l'utilizzo di formule espressive generiche, per lo più in occasione dell'approvazione del bilancio di previsione, l'attivazione di strategie di gestione attiva del debito, eventualmente anche attraverso strumenti finanziari derivati. Tale mancato coinvolgimento nel circuito amministrativo e gestionale degli organi rappresentativi della collettività, che avrebbe dovuto prendere avvio attraverso l'adozione di atti di indirizzo in ordine alla conclusione di operazioni di finanza derivata di ampia durata temporale e concludersi con l'attività informativa attraverso un'apposita nota da allegarsi al bilancio preventivo e consuntivo, oltre ad investire il delicato aspetto delle competenze assegnate agli organi dell'ente, ha inciso in maniera sensibilmente negativa sul ruolo fondamentale riconosciuto dalla legge al Consiglio, comunale e provinciale".

Non da meno viene stigmatizzato il ruolo dei proponenti l'affare, vale a dire molto spesso gli istituti di credito che assistono gli stessi enti. "Posto che - continua il documento - l'attività consulenziale è finalizzata a individuare le operazioni e attività maggiormente rispondenti alle esigenze effettive dell'ente, tanto nelle fasi della costituzione e dell'estinzione quanto in quella di esecuzione e gestione del derivato, l'identità tra la figura dell'advisor-consulente e la controparte contrattuale, riscontrata presso la quasi generalità degli enti, ha evidenziato l'esistenza di un conflitto di interessi e una manifesta inidoneità della commistione tra i due ruoli. Le prestazioni richieste ai due soggetti (consulente-controparte) infatti, sono espressione di due logiche giuridiche distinte con finalità economiche separate, l'una preordinata a conseguire un prezzo per la prestazione di un servizio e l'altra, seppur nell'ambito di un rapporto aleatorio, volta a raggiungere un maggior profitto".

 

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