Home News «I derivati? Le cause della crisi sono ancora lì»

«I derivati? Le cause della crisi sono ancora lì»

 

Articolo tratto da "Il Sole 24 Ore" di Domenica 15 Maggio 2011

Lo ha ammesso: «I fattori che sono stati causa della crisi sono ancora tutti in essere». Esiste ancora quella «deviazione della finanza, fine a se stessa, che incombe e domina sull'economia reale, uscita dal controllo degli Stati, con le banche che stampano una quasi moneta». 

È alla finanza creativa, agli strumenti dei derivati che hanno generato la bolla finanziaria che pensa Giulio Tremonti, rivolgendosi alla platea dei ragazzi raccolti alla Bagnaia dall'Osservatorio Giovani-Editori. Una preoccupazione che Il Sole 24 Ore ha sollevato nei giorni scorsi dedicando all'argomento una serie di inchieste. Un numero, per tutti: i derivati fuori borsa erano a fine 2006, prima della crisi, 415mila miliardi di dollari, nel giugno 2010 sono arrivati a 583mila.

«Per due anni qualcuno ha ingannato il mondo dicendo che erano i banchieri a governare e definire le regole della finanza. Non è così», ha aggiunto il ministro dell'Economia. È stata «un'illusione» far credere che «con regole fuori dall'attività politica si potessero rimettere a posto le cose, inventando regole».

La Ue può uscirne «con una nuova architettura di politica europea», rivedendo quei Trattati «che sono stati scritti contemplando solo la buona sorte». Bene che abbiano tenuto, ma bisogna guardare oltre. Anche perché «si parla di una crisi come se fosse un ciclo economico, ma non è cosi». Il mondo deve fare i conti con un cambiamento strutturale, causato dalla globalizzazione. Il vecchio G7, ha detto Tremonti, rappresentava l'80% della ricchezza, oggi è il G20 a rappresentarla, senza più, però, un codice linguistico, uno economico, né con Governi che rappresentano la democrazia occidentale. «La differenza tra G7 e G20 è come tra un vecchio computer verticale e Internet». E la medicina della spesa pubblica non si può più usare.

 

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